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Acaya: lu paese te li pampasciuni

Pubblicazione edita da Archeo Club sede di Acaya a cura del Prof. Antonio Fasiello e presentanta venerdì 1 marzo 2013 nelle sale del Castello di Acaya in occasione della 4 edizione della gara di ricette a base di pampascioni.

Acaya lu paese te li pampasciuni

Acaya lu paese te li pampasciuni

La Località può vantare una tradizione ultrasecolare per la presenza nelle sue campagne della pianta e per l’utilizzo come alimento nella cucina familiare.

La raccolta ed il consumo dei “pampasciuni” erano così diffusi che la popolazione ritenne opportuno istituire un giorno di festa che ricordasse questo alimento. Con riferimento al periodo di origine di questa festa si riportano due fonti orali attinte dal signor Rugge Salvatore (Acaya, 5 gennaio 1918 – 27 ottobre 2008) e dalla signora Rugge Marianna (Acaya, 6 gennaio 1929 – 23 marzo 1997).

Il signor S. Rugge ha riferito che (secondo quanto raccontato dai nonni) i festeggiamenti civili e religiosi risalgono al 1714, quando il primo venerdì di marzo alcuni pirati turchi sbarcarono sul litorale e raggiunsero Acaya. Giunti nel paese si recarono in piazza dove c’è anche la Chiesa, entrarono mentre si svolgeva una funzione religiosa. I pirati, forse commossi dalla profonda fede dei presenti e della solennità e semplicità della liturgia, ritornarono presso le loro imbarcazioni senza fare prigionieri ed atti violenti o distruttivi. I fedeli presenti e la popolazione, ritenendo questo fatto un miracolo dall’anno successivo hanno sempre organizzato una pubblica e solenne festa in onore della Madonna Addolorata, detta anche “Madonna te li pampasciuni”.
La signora M. Rugge ha riportato, invece, le notizie avute dalla signora Antonietta Rugge (Acaya, 25 giugno 1875 – 21 febbraio 1959). Secondo questa fonte l’origine risale alla seconda parte del secolo XIX (1860 – 1880), quando dei marinai che attraversavano il canale d’Otranto, nel corso di una tempesta fecero voto che se fossero riusciti a mettersi in salvo avrebbero organizzato una festa in onore della Madonna nel luogo più vicino al luogo del naufragio. Raggiunta la spiaggia s’inoltrarono nell’entroterra giungendo nel centro abitato di Acaya. In adempimento del voto nacque la festa in onore della Madonna Addolorata che ricorre nel periodo della stagione naturale dei “pampasciuni” e quando sono consumati in abbondanza. Ai festeggiamenti civili e religiosi dal 1929 si è aggiunta la fiera – mercato, la sagra (1984/1985) e la gara gastronomica di ricette a base di pampasciuni.
Acaya può ritenersi la città alla quale spetta il primato in Italia e nel mondo (in rapporto al numero degli abitanti) per il consumo e la diffusione del prodotto, poiché per tradizione popolare ultrasecolare ogni anno il primo venerdì di marzo, è consuetudine cucinare “pampasciuni”, preparati in svariati modi, presso tutte le famiglie per offrirli in assaggio ai fedeli e visitatori. La vetustà dell’evento è provata da un pregevole articolo degli anni ‘60 di Raffaele Congedo pubblicato su una rivista periodica dell’ente provinciale del turismo di Lecce e dalla seguente frase “Un’antica tradizione leccese voleva che questo bulbo gradevolmente amarognolo si preparasse in gran quantità per offrirlo ai passanti nel 1° giorno di magro del mese di marzo” tratto da Enciclopedia cucinare (Editore De Agostini – Novara).
In agro di Acaya vi sono dei terreni (fondi “Serafini”, e “Fica rossa” che appartenevano alla masseria Carrini o Carlini e i fondi “Serpe” e “Passaturu” alla masseria Maddamma) nei quali crescevano quantità considerevoli di questa pianta tanto che una persona , in una giornata di lavoro, riusciva ad estirpare fino a 40 Kg. di bulbi.

Il signor Vito Bianco, nato e residente ad Acaya (classe 1917), felicemente in vita, racconta quando in gioventù si recava in campagna per la raccolta dei “pampasciuni”, estratti con appositi attrezzi, li estraeva in tali quantità sufficienti per i bisogni della famiglia e per guadagnarsi la giornata vendendoli ai consumatori. Le famiglie di Acaya per tradizione nella giornata della festa del 1° venerdì di marzo, pur non esercitando attività commerciale, chiedevano un’autorizzazione alle autorità preposte per poter cucinare il prodotto ed offrire degli assaggi ai visitatori ed agli operatori della fiera mercato.
Presso le porte d’ingresso di queste famiglie era esposto un ramo d’arancio amaro con frutti per informare le persone interessate della disponibilità dei pampasciuni per l’assaggio gratuito e/o per l’acquisto. L’attenzione per il “muscari comosum” o “leopoldia comosum” come alimento è andata sempre crescendo anche a livello di ricerca scientifica. Ne sono prove evidenti la redazione sul prodotto di due tesi di laurea del dr. agronomo Massimiliano Caraglia e della dott.ssa agronomo Donata Matteo e lavori di ricerca ad opera del prof. Vito Vincenzo Bianco e della prof.ssa Angela Bassi ed altri. Con riferimento al settore della gastronomia esistono molteplici e varie ricette (oltre 100) dei diversi modi di preparazione dell’alimento che variano a seconda delle regioni di appartenenza. Nel 2010 nel Salento è nata la “Confraternita del Pampascione Salentino” e per il futuro ad opera della stessa e degli ideatori e promotori della gara gastronomica “Ricette a base te pampasciuni”, aperta a tutti, si ha in animo di dare vita in Acaya al C.I.Va.R.C. MUSCARI COMOSUM (Centro Internazionale Valorizzazione, Ricerca e Conoscenza). La crescita spontanea o naturale nelle nostre terre è in fase decrescente ma non rara.

Nell’aprile del 2011 in una campagna nei pressi di Acaya insieme al dr. Nunzio Pacella, addetto stampa dell’Azienda di promozione turistica della provincia di Lecce si è avuta la possibilità di osservare e fotografare migliaia di piante in fiore. Il termine “pampasciuni”, nella versione del dialetto leccese è usato con diversi significati e a Lecce e provincia nel primo trentennio del 1900 fu attribuito ad un tipico personaggio conosciuto da tutti con l’appellativo di “don Giuliu pampasciune e/o pampasciulu”. Si è sicuri che questo alimento sarà inserito a pieno titolo tra i prodotti tipici e ricette della cucina e dieta mediterranea.

Prof. Antonio Fasiello

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